GRANCHI ALLA RISCOSSA - Articolo di Donatella Panzera (coadiuvata da Valeria Scuderi, e Maurizio M.)




GRANCHI ALLA RISCOSSA

Articolo di Donatella Panzera (storica dell'arte e guida turistica, specializzata nel lavorare con bambini e ragazzi). Con la collaborazione di Valeria Scuderi (presidente dell'associazione Roma e Lazio x te), e dell'illustratore Maurizio M.



Eccoli finalmente che ritornano!
Chi? 
Gli animali…..

Ragazzi sicuramente saprete che in questo periodo in cui siamo tutti chiusi nelle nostre case a causa del Coronavirus, la fauna e la flora hanno avuto la loro rivincita. 

Prima della quarantena, gli animali che per i rumori delle città, e anche e soprattutto per il pericolo che l’uomo rappresenta per loro, vivevano nascosti, ma adesso stanno tornando alla riscossa

L’aria più pulita permette di respirare a pieni polmoni, tanto da stordirci, e nel cielo qualcuno ha visto le rondini. Recentemente sono stati avvistati dei delfini avvicinarsi alle coste e porti italiani, saltare e giocare in branchi rincorrendosi felici;  ed ancora capre selvatiche, cerbiatti e cervi passeggiare liberamente nelle strade deserte del Piemonte; anatre a “mollo” nel bellissimo Fontanone del Gianicolo, che si godevano la bellezza del centro di Roma disabitato e finalmente silenzioso; mentre su di una desolata autostrada del Sud Africa dei leoni poltrivano sornioni, come gattoni al sole.

Ma io mi chiedo, sarà finalmente ora anche per il potamon fluviatile di uscire alla scoperto e di farsi una passeggiata in santa pace? 
Ma chi è il potamon fluviatile?
Eccolo qui! Ve lo ricordate? Ne abbiamo parlato durante le nostre passeggiate.


E’ il granchietto (in verità alcuni esemplari hanno raggiunto anche i 7 cm!), che vive nelle acque sotterranee del Foro di Traiano.


Lui è “letteralmente” l’ultimo testimone dell’Impero Romano, i suoi antenati vissero la fervente vita dei mercati di Traiano, e di generazione in generazione si sono passati il testimone di quei magnifici giorni, oggi lontani, facendo di lui l’unico in grado di ricordare come era il foro ai tempi di quell’imperatore.

Ma perché Traiano aveva costruito questo magnifico foro?
L’imperatore Traiano, era anche un generale della legione romana, che lui guidò alla conquista della Dacia, attuale Romania.

Alla fine di quella lunga ed estenuante guerra, Traiano decise di utilizzare i soldi del bottino di guerra per togliere le tasse al popolo romano, e per costruire un Foro, cioè un luogo al centro di Roma, dove celebrare la sua gloria, e il sacrificio dei suoi coraggiosi soldati.

Traiano fece costruire un Foro così magnifico, da togliere il fiato! Al centro era la basilica detta Ulpia, in ricordo del suo nome completo, che era infatti Marco Ulpio Nerva Traiano. La basilica aveva 96 magnifiche colonne di granito grigio, ed erano così tante da sembrare alberi in un bosco. In fondo alla basilica erano due biblioteche, una greca e una latina, separate al centro da una altissima colonna tortile, sul cui fusto erano stati scolpiti dei fregi "colorati" che raccontavano per filo e per segno tutti gli episodi della guerra vinta contro le popolazioni della Dacia (attuale Romania).


Lo sapevate ragazzi che al posto della colonna c‘era una collina? L’imperatore fece demolire una collina, perché gli serviva spazio per il suo magnifico Foro, e allora i geniali costruttori romani accontentarono l’imperatore sbancando la collina.

Per rendere questo luogo unico l’imperatore si rivolse al più bravo e geniale architetto del tempo, Apollodoro di Damasco. Apollodoro era molto ambizioso, e volle stupire il suo imperatore costruendo affianco al foro dei mercati tanto belli, che ancora ci sorprendono per la loro maestosità. Il grande architetto per mettere in contatto i differenti piani commerciali dei mercati, costruì una via detta ‘biberatica’ su cui affacciavano locande simili ai nostri bar, caffetterie, osterie e birrerie, dove commercianti e impiegati degli uffici, ubicati nei piani alti di questo grande centro commerciale dell’antichità, s’incontravano per "fare l’aperitivo" prima di tornare a casa dopo una lunga giornata di lavoro.

Ma perché il granchietto sopravvive ancora oggi nei sotterranei del Foro?
Pare che in questi mercati, si commerciassero alimenti destinati per i sacrifici agli Dei durante le festività religiose. I mercati non erano dunque aperti al pubblico ma solo ai sacerdoti che celebravano i riti sacri. Le feste a Roma erano tante, e nei templi si sacrificavano animali, come per esempio una capretta, un maialino, o un agnellino. Ma fortunatamente i romani non sprecavano mai nulla, e le offerte agli Dei venivano condivisi con i cittadini che festeggiavano accendendo la brace.

Fra le prelibatezze cotte alla brace c’erano anche i granchi di cui i romani erano ghiotti. I granchi venivano importati da Ostia antica in ceste trasportate su speciali barche trainate da buoi, dette “caudicariae”, che risalivano il Tevere dal porto di Ostia antica a Roma.


Durante una di queste feste, il granchietto decise di tentare il tutto per tutto per salvare la sua pelle e quella della sua compagna, e chiamata la fidanzata, la esortò a scappare dalle ceste esposte alla vendita, saltando nella fessura di un tombino, posto fra le splendide lastre marmoree del pavimento.

Ed è così che il granchietto e la granchietta, nascosti fra i canali di scolo del mercato, seppur timorosi di essere scoperti, fecero famiglia dando vita ad altri grachiettini, che ancora oggi popolano le acque sotterranee del Foro.

E allora, io sono sicura, che finalmente in questi giorni di quarantena, in cui noi “umani” siamo costretti a casa, i granchietti del Foro di Traiano sono risaliti in superficie per scorrazzare a braccetto delle loro granchiette fra una colonna e un rudere per godersi le bellezze di questo luogo incantato, ed increduli si chiederanno dove sia finita tutta quella gente rumorosa che affollava la passeggiata dei Fori Imperiali? Che siano tornati i barbari a far strage di loro?



Quello che è certo è, che finita la quarantena, noi “umani”, donne, uomini, bambini e ragazzi dovremo imparare a rispettare l’ambiente in cui viviamo, condividendolo equamente con altri esseri umani, non solo italiani, e anche con gli animali avendo cura gli uni degli altri. 

Gli animali, ci insegnano che il rispetto della natura, sarà il solo e vero vaccino che potrà proteggerci da questa, ed altre pandemie.


Siamo riusciti ad incuriosirvi​ con questa bella storia​?

​Vi invitiamo ad unirvi a noi, non appena sarà possibile, ​per fare tante passeggiate culturali, di cui molte pensate per famiglie con bambini e ragazzi, che avrete solo l’imbarazzo della scelta.
Noi vi aspettiamo​....

Voi non mancate!​

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